venerdì 25 novembre 2016

Vivere la vita

Vivere la vita, sembra così scontato come concetto, la domanda che mi pongo è: viviamo davvero la vita o "siamo vissuti" da essa?
Ma cos'è la vita?
Qui entriamo in un territorio ricco e denso di opinioni, convinzioni e credenze, ognuna delle quali ha valore assoluto per quel determinato individuo con quel bagaglio personale e in quel preciso momento.
Tutto cambia e muta a seconda di ciò che viviamo, il nostro stato di coscienza muta e il tempo ne da conferma. Non passa un secondo uguale a quello precedente.
Possiamo cadere nelle molte illusioni mentali che ci portano a dimenticare chi siamo e ci portano ad identificarci con il corpo, uno o più dei tanti ruoli che assumiamo, una forma pensiero, la sofferenza e il corpo di dolore, ecc.
In questo periodo in cui non ho scritto articoli  ma mi sono dedicata quasi esclusivamente alle Lampadine del Giorno, ho dato il via ad alcuni progetti personali e in co-creazione, che presto pubblicherò sul blog.
Mi sono dedicata ad affrontare le zone più ombrose di marzia, e la vita non ha risparmiato lezioni per tale proposito.
Si continua ogni giorno a lavorare su di sè, si continua a percepire la vita per esserne canale e fonte di luce.
Di tutti gli accadimenti nazionali e internazionali che sono successi, qual è il vostro sentire? Da dove arriva questo sentire?
Osservate a cosa state dando energia.
Osservate il flusso dei pensieri con cui vi identificate. Parlo a voi ma nello stesso tempo parlo anche a me stessa.
E' un lavoro continuo e costante, stancante nel momento in cui facciamo resistenza. 
Quindi impariamo a fluire e a vivere la vita, a fonderci con essa, a creare unione con tutte le forme di vita partendo dalle nostre cellule a tutto ciò che ci circonda siano essi altri uomini/donne/bambini, piante o animali.
Intanto ho creato una pagina dove ho riunito tutte le interviste fatte fino ad ora: Le interviste di BuongiornoBuongiorno e dove aggiungerò quelle che sto preparando al momento e che porterò avanti nel tempo.
Vi auguro una splendida avventura e tanti pensierini sorrisini

domenica 25 settembre 2016

Risonanza in tutte le salse

Così accade che giorno per giorno viviamo ciò che risuona con il nostro mondo interiore senza nemmeno esserne consapevoli.
Tutto ciò che guardiamo nel mondo è dentro di noi.
Siamo Esseri divini e abbiamo un corpo e una mente, la macchina biologica, solo che ce ne siamo dimenticati, per cui finiamo per credere di essere quel corpo e quella mente.
Le leggi del cosmo funzionano che ce lo ricordiamo o no, e non cambia il loro funzionamento a seconda di quanto ce lo ricordiamo o meno.
Il riassunto è: emaniamo un campo energetico con i nostri pensieri ed emozioni, e a seconda della frequenza alla quale vibra questo campo attiriamo per risonanza tutto ciò che risuona con esso.

Abbiamo da ricordarci chi siamo, questo è il punto.
Essere una scintilla divina della coscienza universale che sperimenta nella dimensione terrena è una sfida bella e tosta, soprattutto in un periodo di mutamenti a livello energetico.
Se siamo qui ci sarà un motivo, ce lo siamo mai chiesto? E quale risposta ci siamo dati? Portiamo attenzione al tipo di risposta, essa condizionerà la nostra esistenza.
La conoscenza è una cosa, il sapere tutta un'altra cosa.
Per sapere abbiamo bisogno di sperimentare, per cui proseguiamo il cammino sperimentando tutto ciò che ci serve per liberarci dai fardelli e tornare a volare leggeri.
Se abbiamo sviluppato, per questa o innumerevoli vite, una ferita, sepolta a livello inconscio, essa ci guiderà nelle esperienze che vivremo al solo fine di essere riconosciuta e guarita, per essere colmata d'amore, per essere inondata di luce.
Se abbiamo una credenza limitante come ad esempio essere immeritevole, essere "cattivo", essere povero, essa ci guiderà nelle esperienze al fine di riprodursi ancora e ancora nella nostra realtà. Quindi per quanto cerchiamo di convincerci di essere meritevoli, buoni o ricchi, sarà solo a livello mentale conscio (un 5% se va bene del potere che abbiamo).
Facciamo ora due conti: ripetere affermazioni positive come fossero mantra, cercare di riprogrammare il nostro cervello come fosse un pc, ricercare la formula magica perfetta per "avere tutto e subito" senza un lavoro su di sé che ci porti a ricordarci di noi, è una dispersione di energie. 
Si arriva poi ad un punto come per dire "morto", in cui le cose sembrano non funzionare proprio come ce le aspettavamo, come credevamo che fossero.
E allora arriva la resa.
Ed è in quel momento che possono accadere le magie.
Quando la mente collassa, l'Essere può aver accesso alla macchina biologica e guidarla secondo un'unica frequenza: quella dell'Amore. 
Portiamo attenzione a ciò che ci succede nella vita, cosa ci sta mostrando?
La "colpa" al mondo è una buona scusa per rientrare nel personaggio della vittima, l'unico che gode in questo caso è il corpo di dolore che si nutre della sofferenza e a cui noi diamo da mangiare in abbondanza.
Siamo in una realtà duale, bene e male co-esistono, questo è il gioco.
Integriamo le parti da integrare, conteniamo le energie anzichè disperderle, ricordiamoci di noi, trasmutiamo il piombo in oro.
Sembrano cose assurde? No, un passo alla volta possiamo fare tutto.
Livelli di coscienza che mutano, energie che si alzano, cambiamenti nel mondo che scombussolano i sistemi.
Gaia si sta preparando al salto, noi siamo qui per questo in risonanza con lei. 
La parola magica è vivere, in leggerezza e con tanto Amore.

domenica 4 settembre 2016

La luce dopo la discesa agli inferi

E' più di un mese che non scrivo, sono stati giorni tumultuosi dal punto di vista emotivo. Per quanto mi sforzassi di mantenere l'attenzione rivolta dentro di me, di rimanere in uno stato di presenza, di stare nelle emozioni osservandole senza giudizio, di lavorare su di me insomma, continuavo a sprofondare in un arroovellamento di pensieri e paure in cui la mente prendeva vita senza possibilità di stoppare il flusso.
Non medito (se non in rare occasioni) secondo il significato associato all'immaginario comune. 
La meditazione che pratico è l'osservazione costante, dentro e fuori di me.
Anche quando cedo ne sono consapevole.
Però in questi ultimi mesi ho raggiunto un picco di "melma", la sensazione era come se mi trovassi nelle sabbie mobili, se mi muovevo troppo sprofondavo ancora di più. Quindi calma e silenzio.
Mi sono chiusa molto senza voler quasi uscire di casa (meno male che ho i cani da portare fuori e la spesa da fare per mangiare se no ero fregata).
Il pensiero era sempre più forte: "ne sei consapevole ma non cambia nulla, conosci molte cose ma poi non le applichi, cosa stai aspettando?".
In effetti il carico di pesantezza nella testa era enorme, paragonabile ad un inferno, in cui una vocina tentava di ricordarmi che sono qui per vivere e brillare, per sperimentare l'amore, per ridere ed essere leggera.
Così ho deciso di mollare, di lasciare andare tutto.
Ho deciso di seguire la vocina e iniziare a vivere con leggerezza.
Di tutti i passi compiuti fino ad ora posso solo ringraziare.
La discesa agli inferi fa paura, blocca, scompensa, porta disequilibrio, porta dolore, porta ad incontrare le ombre che ci portiamo dietro ma che facciamo di tutto per non vedere.
E allora arriva poi il momento di guardarle in faccia, amarle e smetterla di scacciarle (tanto non se ne andranno mai finchè non le accetteremo e integreremo in noi).
Siamo guidati dalla paura o dall'amore?
Siamo guidati dall'ansia o dalla compassione?
Ce lo chiediamo ogni tanto?
E cosa ci rispondiamo?

giovedì 21 luglio 2016

Chiedere e ricevere.

Osservandomi riconosco la difficoltà a chiedere e a ricevere.
Riconosco che quando chiedo mi sento in colpa così come quando ricevo un dono mi sento in dovere di ricambiare immediatamente.
Sto sperimentando un momento di scarsità economica e mi guardo dentro.
Osservo i pensieri rivolti all'abbondanza e a ciò che so di poter creare, e allo stesso tempo osservo i pensieri rivolti alla scarsità e alla poca fiducia intrisa di paura verso ciò che non credo di poter realizzare.
La questione è: perchè mi sento in colpa quando chiedo?
La risposta che mi viene è che c'è qualche parte in me che non si crede meritevole di poter ricevere.
Da qui deriva anche il fatto che quando ricevo un dono non so accettarlo a cuore aperto, pensando subito ad un modo per poter ricambiare.
Si la gioia la riconosco e la gratitudine è immensa, ma c'è sempre quel mormorio interiore fatto di sbuffi e labbra contorte.
Riconosco che la sensazione di non meritare porta al senso di colpa sia nel chiedere, portandomi a chiedere qualcosa per me solo quando ho la sensazione di "avere l'acqua alla gola", sia nel ricevere, portandomi a non aprire le braccia e godere del momento presente.
"Avresti potuto/dovuto fare di più. Chi sei tu per godere dei frutti del lavoro di un altro?"mi dice il giudice interiore.
Dietro a tutto ciò ci sono ferite emotive e condizionamenti, c'è il corpo di dolore che si nutre creando circoli viziosi di sofferenza ulteriore.

L'ho riconosciuto, lo accetto, osservo la fragilità che si esprime e accolgo con tutto l'amore questo lato nascosto di me.
Il lavoro su di sè è prezioso.
Quando determinate cose che abbiamo chiesto non arrivano chiediamoci se sentiamo di "meritarcele" pur consapevoli che nell'universo il merito non esiste.
La natura non porta i fiori ad essere così belli perchè se lo meritano, non porta i frutti ad essere così buoni e succosi perchè se lo meritano, così come tutto ciò che ci circonda.
Il merito chi lo stabilisce? Chi è il giudice che decreta "tu te lo meriti e tu no"?
Quindi ringraziando per il lavoro svolto lasciamo andare questi schemi mentali ormai di poco aiuto.
E' coscienza che si esprime e sperimenta l'evoluzione.
La luce riconosciuta in mezzo all'oscurità.
E dopo che succede?
Dopo accade che si lascia andare la pesantezza e la sofferenza, si iniziano ad accettare i doni, si riceve a braccia aperte poichè ogni evento della realtà che viviamo è frutto del sogno che stiamo vivendo.
Il sogno dipende da noi che stiamo sperimentando tutto al fine di risorgere dopo le morti interiori che affrontiamo.

E quando si risorge cosa accade? 
Scopriamo che allora abbiamo un sorriso sul viso pieno di gratitudine e amore verso la vita e questo riempie di consapevolezza tutto ciò che abbiamo compiuto.

martedì 12 luglio 2016

Cronaca di un regalo di buon non-compleanno

Tutto nasce da una splendida conversazione con un caro amico, Marco, in cui si trattano argomenti come lavoro su di sè, ferite emotive e amore per se stessi.
Ammetto che l'amore per me stessa è un argomento delicato, ogni giorno lavoro per accogliermi, accettarmi, comprendermi, ascoltarmi, sentirmi, amarmi.
Un esempio del poco amore avuto nei miei confronti è il fatto che è da circa una decina d'anni che non festeggio il compleanno, non festeggio Marzia che cresce in questa vita e non la onoro ne ringrazio.
So di averlo scelto io.
Quest'anno infatti ho deciso che voglio creare una festa a sorpresa per Marzia.

Tornando alla conversazione con il mio amico si arriva a parlare di superare i limiti che ci autoimponiamo. 
Limiti che derivano da credenze, paure, condizionamenti. 
Magari si arriva fino ad un certo punto e poi ci si blocca.

Il giorno dopo mi arriva un messaggio di "Tanti auguri di buon non compleanno".
Marco mi ha regalato una prova da superare: un volo agganciata ad un filo di circa un paio di km, alla stazione sciistica di La Colmiane, nell'entroterra sopra Nizza, in Francia.
Dopo aver provato la montagna russa da piccolina non ho mai più fatto nulla di "coraggioso". Accetto il regalo con gioia e la sfida con me stessa.
Giorno 11 luglio 2016, partiamo verso le 9:30 da Sanremo, arriviamo a Mentone e saliamo su per i monti. C'è anche una variante che arriva fino a Nizza, ma qui de gustibus e navigandibus.
Arrivo a mezzogiorno, vado alla cassa centrale e mostro il foglio della prenotazione, mi danno il biglietto. Ho da prendere la seggiovia per arrivare alla piattaforma in cima, da dove poi mi butterò.
Luca, la mia dolce metà, mi aspetta all'arrivo con Alessandro.
Prendo la seggiovia e mi godo la salita, da sola, nel silenzio della natura, un'emozione incredibile di una lenta ascesa piena di luce.
Arrivo alla piattaforma e il signore che mi riceve mi dice che avrei potuto volare dopo la loro pausa pranzo.
Ho avuto un momento di panico, niente telefono, niente soldi.
Ho sorriso e piena di fiducia, con un caratteristico francese dall'accento italiano (mi hanno chiesto se ero portoghese, e questo la dice tutta sul mio francese), chiedo se possono lanciarmi non avendo nulla per comunicare con la mia "equipe" al fondo valle.
Accettano.
I sorrisi  e il cuore aperto fanno magie.
Il volo si divide in due fasi siccome è ad angolo retto, quindi a metà c'è un cambio da fare: la prima discesa veloce in cui si toccano quasi i 130km orari, si sovrastano le foreste di abeti, e la seconda un pochino più lenta in cui si vola sopra la valle e un paio di laghetti.


La cosa divertente è che per un errore di calibrazione del mio peso sono arrivata a circa dieci metri dall'arrivo, mi sono fermata e ho iniziato a tornare indietro fino a metà filo, rimanendo sospesa a mezz'aria.
Gli operatori hanno dovuto organizzarsi in modo tale che uno si è imbracato e mi è venuto a recuperare.
E' stato tutto divertente e meraviglioso.
So perchè è successo tutto il trambusto alla fine: non volevo scendere! 
Volevo continuare ancora a stare sospesa per aria!
Ho riso di gioia come una bimba tutto il tempo.
Ho provato un'esperienza mai fatta prima.
La cosa che mi ha stupito è che ho provato curiosità, emozione, eccitazione, tutto tranne che paura.

Anime belle, la lezione che si può trarre da questo racconto è molteplice:
- brilliamo e spingiamo le nostre conversazioni sui binari della condivisione, della crescita, dell'amore incondizionato; 
- accettiamo i regali, permettiamoci di ricevere, apriamo le braccia all'universo che si manifesta tramite chi ci circonda; 
- affrontiamo con coraggio le sfide, andiamo oltre i limiti che impone la mente.

Auguro un buon volo a tutti, che sia pieno di amore e di fantasia per creare un nuovo mondo libero e cristallino.
Grazie di cuore a Marco per il magico pensiero.
Grazie di cuore a Luca e Ale per avermi accompagnata.
In e con amore.