mercoledì 27 agosto 2014

Vivi oggi e crea il domani.

Le emozioni, il nostro tallone d'Achille o il nostro punto di forza? Ma come?!
Dilemmi Emozionali.

Entrambe le cose a parer mio. E quindi? Impariamo a conoscerle, ad ascoltare il nostro corpo e a farci guidare da loro, non sommergere.
Non si potrebbe vivere senza, dove sarebbe poi la bellezza e la gioia di vivere? Si certo, infatti si dice sentirsi vivi quando proviamo un'esperienza altamente emozionante. Solo che le emozioni secondo me sono più una guida che un'obiettivo da raggiungere. In base a ciò che sento in pancia decido per la mia vita. E se il risultato è che io son felice ben venga, vuol dire che sono sulla strada giusta.
La mente è troppo condizionabile dal mondo esterno e troppo poco affidabile di conseguenza. Io sono sempre stata molto "analitica e mentale", infatti tutte le decisioni le prendevo dopo del tempo passato a pensare ai pro e ai contro,  a cambiare idea un po' di volte e eventualmente dopo aver chiesto un parere agli altri. Un sacco di energia dispersa e sprecata a pensare per finire magari col scegliere qualcosa che non ci piace o non ci fa star nemmeno bene.
La pancia è molto più semplice e molto più affidabile. Le viscere, il nostro secondo cervello, chiamatelo come volete, ci indicano la direzione: la paura e l'ansia portano a sentirsi rigidi e contratti, bloccati, mentre la serenità ci fa sentire rilassati. Qualsiasi scelta che stiamo per prendere misuriamola in base alla pancia. E' la nostra guida interiore.
Detto questo mi chiedo perché la maggior parte delle persone (perdonatemi la generalizzazione del momento) affida la propria felicità a qualcuno o qualcosa di esterno a lui.
Noi pensiamo di essere ciò che indossiamo, facciamo, possediamo, diciamo, ci identifichiamo con un oggetto o una professione, ci identifichiamo con quello che abbiamo detto tot tempo fa, ma anche fosse che siamo stati un tempo ciò con cui ci identifichiamo, ora non lo siamo più, perché ora siamo il presente, non siamo 5 minuti fa né saremo i prossimi 5minuti, siamo ora e ora è qui adesso, non ieri e non domani. Fondamentalmente lasciando perdere tutto sto lavoro di identificazione, lasciamo andare le domande e le risposte arriveranno da sé.
Posto che la legge di attrazione funziona che noi ne siamo consapevoli o no, penso sia meglio esserlo piuttosto che no a sto punto.
Per quanto possa essere "di sfogo" lamentarsi, arrabbiarsi, non accettare, indispettirsi, offendersi, non serve a nulla se non ad attirare situazioni simili, personaggi diversi ma copione simile, perché se non avremo imparato la lezione ci capiterà di nuovo.
Non sappiamo come fare perché non ce l'hanno insegnato. Per la religione cattolica chi va in chiesa deve confessarsi per prendere la comunione, questo a mio parere genera un circolo vizioso di sensi di colpa, ad esempio, "dobbiamo" confessare i nostri peccati perché sicuramente ne avremmo fatti e dobbiamo dirli ad un'altra persona che in quel momento fa le veci di chi opera ai piani alti (secondo dei dogmi eccetera, ma questa è un'altra storia).
Perché? Mi chiedo: perché devo raccontare i fatti miei ad uno sconosciuto? Perché mi dovrei sentire in colpa in ogni caso, sia quando racconto le cose aspettando il giudizio supremo e la controparte in preghiere da scontare e sia quando non racconto, perché non l'ho fatto, ho disubbidito, per cui sensi di colpa in ogni caso. Così funziona. Conoscendo la legge di attrazione, tutti questi pensieri sul senso di colpa vi aiuteranno a viver felici o a vivere nel timore? Ma secondo voi davvero sta in piedi tutta questa manfrina? Si purtroppo si, perché c'è la paura di fondo. "Poi quando muoio non vado in paradiso". Signori questo corpo è in prestito per questa vita, la vostra anima è immortale. A meno che facciate riti strani o la vendiate a qualcuno, ma questi sono pensieri da cinema. L'attaccamento è ciò che ci frega. Non riusciamo a staccarci dalle situazioni, non riusciamo a fluire e a seguire l'energia per la nostra evoluzione. Ci hanno insegnato a non aprire gli occhi, a non fare domande, a tenere la testa bassa e soprattutto a non amare noi stessi. Perché se ti ami sei egoista. In realtà se impari ad amare te stesso potrai sperimentare l'amore vero incondizionato così da riuscire ad applicarlo agli altri, amando gli altri prima di noi stessi in qualche modo ci sentiremo sempre creditori, ci faremo aspettative e non penseremo in e con amore.
Guardando Conversazioni con Dio, il film tratto dai libri di Neale Donald Walsch), ho capito che tendevo a guardare le cose sotto l'ottica del "dov'è l'amore?" che è un punto di vista che sottolinea la mancanza di amore e che soprattutto lo comunica al mio inconscio. Se lo cerco non ce l'ho.

L'amore parte da dentro di noi, ci siamo? Per cui è inutile cercarlo all'esterno, se non lo vedo in me non potrò vederlo negli altri. Nel film dicono "pensa come penserebbe l'amore". Questo mi ha aiutato a sentire l'amore in me. Pensare in e con amore. Così potremo amarci, smettere di giudicarci e criticarci, non punirci più con sensi di colpa e pensieri tormentosi, situazioni di vita spiacevoli e via.
Ho smesso anche di mettere la mia persona a confronto con le altre, ho smesso di invidiare e ho iniziato ad ammirare di cuore, ho smesso di giudicare e criticare. Ciò non vuol dire non vedere le cose, vuol dire iniziare a vivere creando la propria vita, pienamente responsabili di quel che si vuole sentire sulla propria pelle. Se con i miei pensieri ho il potere di produrre emozioni negative come risentimento, rancore, invidia, rabbia, frustrazione e paura in primis, ho anche il potere di produrre quelle belle come amore, gioia, felicità, accettazione e così via.
Quando deleghiamo gli altri per la gestione delle nostre emozioni stiamo assumendo il ruolo di vittime non responsabili: "è colpa loro"! Potete dare la colpa a chi volete ma vi ritroverete sempre in cerca di quel qualcosa che vi manca per essere felici e ve lo dico io cos'è: l'ammissione della vostra responsabilità. I vostri pensieri ed azioni sono vostre non degli altri.
Il vostro inconscio non fa distinzione tra realtà e finzione, per cui se vi riempite di paura la giornata attirerete quel tipo di eventi li; in egual modo se pensate che tutti vi possano fregare e far del male cosa pensate vi possa accadere prima o poi? Non è questione di: "ma io non lo voglio"! Ci stai pensando e ci stai mettendo un carico emotivo bello grosso.
Le cose spiacevoli che accadono nella vita, arrivano per insegnarci una lezione tramite le persone con cui entriamo in contatto.
Faccio un esempio per capire il concetto dietro lezione da imparare: classica storia che finisce in cui uno dei due lascia l'altro. Mi chiedo il motivo per cui non ci si è resi conto prima di una crisi che ha portato alla rottura. Non c'era dialogo, empatia, apertura, comprensione, amore!? Le cose si danno per scontate nel tempo e poi ci sembra tutto improvviso? Quanto abbiamo investito nella coppia non è un buon motivo per valutare il dolore, potete aver dato tutto di voi stessi ma se vi siete aspettati anche solo un'unghia indietro mi spiace dirvelo non è amore. L'amore è incondizionato, non fa soffrire, non chiede niente, non dubita, non divide ma accoglie e incoraggia. Senza l'altra persona poi, alcuni (ed io in passato lo ammetto), credono di aver finito la propria vita, credono che non ci sarà mai nessun'altra possibilità di felicità perché "come lui/lei nessuno/a mai". Ognuno ha il suo percorso, la sua strada da compiere per evolversi. Siamo anime immortali che giocano in questa vita, poi ci sarà la prossima e di vita in vita cerchiamo di migliorare sempre di più. Anche perché se no, tutto torna ancora e ancora e ancora.
E' difficile solo perché non lo si è mai fatto. Basta provare a fare il primo passo e poi ci si rende conto che è una cavolata. La questione è semplice: volete essere felici? pensate felice. Non ci sono se e ma.

Contando che siamo tutti connessi è facile vedere come la nostra coscienza collettiva possa essere manipolata. Se penso alla violenza sugli animali, sui bambini, sulle donne, sugli indifesi, all'ingiustizia, con un carico di rabbia data dalla voglia di giustizia, secondo voi dove si stanno dirigendo i vostri pensieri? A forza di divulgare video di violenze di ogni genere dove pensate che possano fluire i vostri pensieri?
Non è contro qualcosa ma è per il vostro obiettivo che dovete lavorare. Se io voglio essere felice perché devo pensare a ciò che mi manca, che non ho, che hanno gli altri che io non ho, che mi spaventa, che qui e li? Ci insegnano a pensare così, ma facendo così vi rendete conto che concentrate i vostri pensieri sulla mancanza? Sul confronto con gli altri? Su ciò che non volete?
Siamo tutti unici e diversi, ognuno utile ma nessuno indispensabile, l'unione è la nostra forza. La cosa stupenda è che ognuno ha un potenziale enorme e meraviglioso da offrire al mondo attraverso la sua evoluzione. Invece ci dividiamo come briciole al vento.
Cercate di guardare le cose sotto un altro aspetto, pensate con amore e in amore.
Pensate a ciò che di bello volete fare per voi e per gli altri.
Pensate uniti.
Vi lascio con un video su un esperimento molto interessante sulla coscienza collettiva e la soglia critica.
https://www.youtube.com/watch?v=ZSP5siOFjKE